Esternalità e Social Impact

Esternalità e Social Impact

Autore – Francesco Stocco

Abstract

Una lettura del social impact investing dalla teoria delle esternalità
Lo studio della finanza a impatto sociale e sostenibile si lega a modelli economici
(di mercato o aziendalistici) di riduzione delle esternalità negative o di incremento
delle esternalità positive.
Tuttavia, non esistono approfondimenti significativi sul rapporto tra la teoria delle
esternalità (A.C. Pigou), il teorema di Coase e il mercato dell’impact investing nella
tua letteratura.
L’articolo si propone di analizzare il mercato dell’impact investing nella
prospettiva delle teorie sopra indicate, per affrontare il profilo del soggetto che
sopporta i relativi costi/benefici (cost bearer) e quali strumenti normativi
andrebbero utilizzati per allocare in modo maggiormente efficiente le risorse e
internalizzare in modo maggiormente simmetrico le esternalità nel mercato.

 

Teoria delle esternalità

Considerando le versioni maggiormente consolidate della teoria delle esternalità,
queste sono definite come un costo o beneficio che è sopportato da qualcuno che
non è parte della transazione che lo produce (A.C. Pigou).
L’esempio classico riferito dalla letteratura è quello dell’industria che per produrre
i propri beni inquina l’aria del centro abitato circostante la fabbrica (Couter, Ulen,
2004).
Immaginiamo, quindi, che una società produca biciclette con un costo di €175 e
che i consumatori siano disponibili ad acquistare una bicicletta ha un costo di
€200. Qualsiasi vendita che interviene nell’intervallo tra questi due valori (€25) è
una transazione che genera ricchezza traducendosi in una produzione con
marginalità e in un acquisto ad un valore soddisfacente.
Immaginiamo, poi, che la stessa società che produce biciclette emetta sostanze
inquinanti nell’aria della città sottostante e che il costo per ridurre l’inquinamento
sia pari a €30. In questi casi, secondo la teoria delle esternalità, si assiste a un
fallimento del mercato poiché il costo sociale della produzione è maggiore del
costo privato e delle relative esternalità e la produzione di quel bene o servizio
non è più economicamente vantaggiosa.
In altra prospettiva, quindi, le esternalità creano una divergenza tra costo privato
e costo sociale. Se questa differenza fa superare la domanda disponibile di
prodotto, il mercato non è un mercato efficiente.

MSC (marginal social cost) MPS (marginal private cost) MEC (marginal external
cost)
Marginal social cost= marginal private cost + marginal external cost.

La correzione della distorsione del mercato, nel pensiero del fondatore la teoria
delle esternalità (A.C. Pigou) deve venire attraverso l’intervento dello Stato che,
con lo strumento dell’imposizione fiscale, corregge l’effetto distorsivo delle
esternalità.

Il teorema di Coase

La teoria di Pigou è stata, per certi profili, oggetto di critica da parte di Coase su,
principalmente, tre elementi:
a) Nella natura reciproca delle esternalità e nella conseguenza che, in
determinati casi, è più efficiente che sia la vittima dell’esternalità
cambiare il suo comportamento che per l’autore cessare di produrla (così
se una fabbrica che inquina paga €100 per un depuratore, mentre gli
allevatori vicini dovrebbero pagare un costo di €50 per mutare la
posizione delle stalle, una scelta economicamente efficiente richiede un
sacrificio dell’allevatore);
b) I costi di transazione e il problema del bene pubblico e dell’azzardo
morale. In un mercato esistono dei costi di transazione che possono
rendere comunque inefficiente lo scambio e possono stimolare
atteggiamenti predatori da parte degli operatori, i quali possono decidere
di non partecipare alla transazione (ad es. alcuni degli allevatori decidono
di non contribuire per proibire all’impresa di inquinare, in modo da
incrementare il costo per gli altri allevatori) o di richiedere un costo più
alto della partecipazione qualora indispensabile; e, infine,
c) Nella possibilità di “internalizzare” le esternalità, ossia le parti che
subiscono un’esternalità potrebbero (in assenza di una tutela normativa,
ossia di un divieto legale di inquinare) pagare o esser risarciti perché
l’esternalità non si produca o, alternativamente, si produca (nell’esempio
precedente, una cifra compresa tra €50 e €100, come risarcimento del
danno o come indennizzo al produttore, renderebbe comunque efficiente
il mercato).

La prospettiva legale alla teoria del mercato

Se chiedete ad un economista quanti barbieri ci sono a El Cairo (città con circa 10
milioni di abitanti), l’economista calcolerà la popolazione complessiva della città
(10 milioni), dividerà per due (maschi e femmine: 5 milioni)), considererà la
frequenza del taglio dei capelli (1 volta al mese), il tempo medio di un taglio di
capelli (15 minuti) e l’orario medio di apertura (40 ore a settimana) per un totale
di 120 tagli a settimana e 480 tagli mensili. Stimando quindi il numero di barbieri
in 208 barbieri (5 milioni/480).
Se ponete la stessa domanda a un giurista, probabilmente si informerà presso la
camera di commercio per conoscerne il numero.
L’aneddoto spiega come l’ipotesi di un mercato libero sia un’ipotesi (appunto) per
elaborare un modello economico – teorico, in sé, quindi, di impossibile
realizzazione per l’intervento (necessario) del legislatore.
Esso, a ben vedere, non riesce a cogliere il numero di esternalità coinvolte in una
transazione: così la produzione di un bene, oltre l’inquinamento della fabbrica,
produce l’inquinamento dei lavoratori che si recano nella fabbrica, dei prodotti
che sono necessari per produrre quel bene, delle malattie che derivano da quella
produzione etc.
In secondo luogo, ad oggi le autorità statali, anche nei mercati di più spinto
liberismo, se non dettano delle normative di settore dettano delle normative di
principio che, in ogni caso, devono essere attuate.

Infine, la teoria economica lascia al giurista il tema, non secondario,
dell’individuazione del soggetto (collettività, produttore o consumatore) che deve
sopportare il costo o il beneficio dell’esternalità, nonché del rimedio normativo
che si associa (risarcimento del danno o divieto).
Se, dunque, tra i meriti di Coase vi è quello di aver portato il diritto nell’analisi
economica, d’altro canto Coase abbandona eccessivamente la prospettiva
economica per interrogarsi sul rimedio normativo (in termini di divieto o di
responsabilità risarcitoria) per riequilibrare il mercato.
Tale passaggio, nella prospettiva del giurista, può non essere un punto di arrivo, se
non prima aver provato a delineare un’analisi più approfondita dei formanti del
mercato e delle sue regole.


Share this article on social networks